25.1.12

Marocco parte 6: Larache, nel blu dipinto di blu



La scorsa settimana è stata abbastanza delirante. Corri di qua, corri di la’. Tra giovedì e venerdì ho girato praticamente tutta Milano a piedi, fino a venerdì pomeriggio quando ho preso, con T, un aereo per Barcellona. Sono passati quasi tre anni dall'ultima volta che c'ero stata, e devo dire che l’ho trovata in uno dei suoi momenti di massimo splendore. Divertente e nello stesso tempo ordinata, rilassata, soleggiata, viva e vissuta. Abbiamo esagerato con le tapas :), smaltite in lunghe camminate a zonzo per la città.
Ho poi iniziato (e finito ieri sera), un libro di María Dueñas: “El tiempo entre costuras”, in italiano “La notte ha cambiato colore” (non chiedetemi perché la traduzione non c’entri nulla con il titolo originale, non ne ho idea, so solo che capita spesso). 
La storia di Sira Quiroga, la protagonista, è ambientata tra Spagna e Marocco (il Marocco del Protettorato spagnolo), tra gli anni '30 e '40 (guerra civile spagnola, Franco, tensioni prima della Seconda Guerra Mondiale). Non vi racconto ne' anticipo la storia, vi dico solo che mi ha fatto sognare e viaggiare con l’immaginazione su come dovesse essere vivere in quegli anni in Marocco. Purtroppo mi risulta che una macchina del tempo non l’abbiano ancora inventata, quindi il mio viaggio nel Marocco degli anni '30 e '40 è terminato con la fine del libro.
Invece il viaggio nel Marocco di questo inizio 2012 si era fermato, nei miei racconti, alla mattina dell’1 gennaio, in partenza da Fès.
Prossima tappa: Larache, sulla costa, scelta principalmente perché vicina a Moulay Bousselham (dove andremo a vedere i fenicotteri), e perché dispone di hotel (forse costruiti e arredati all’epoca in cui è ambientato il libro della Dueñas, ma pur sempre hotel).  
Per arrivarci decidiamo di non seguire la strada più rapida, ma di seguire la statale e soffermarci laddove ci va.
Sostiamo rapidamente a Meknès, capitale imperiale del Marocco, dal 1672 al 1727. Ripartiamo e, dopo una lunga sosta per un pranzo on the road a base di agnello, cotto al momento sulla brace, arriviamo a Larache in tempo per il tramonto sul mare.
Larache è una piccola cittadina di case bianche e blu, con un porto dove scaricano infinite quantità di pesce, un lungomare trascurato e (forse anche per questo) dal fascino irresistibile, una piazza circondata da bar, e qualche ristorante che serve abbondante pesce alla griglia. Qui di turisti non ce ne sono (quanto meno d’inverno), a parte qualche ornitologo dall’aspetto buffo che si aggira per il nostro hotel (praticamente l’unico a Larache). Ci sono invece tanti giovani del luogo, uomini e donne, che animano le serate passeggiando lungo le vie, bevendo tè alla menta e sedendosi sul lungomare.
Mentre guardo il tramonto, osservo le persone intorno a me e mi aggiro per le strette vie della medina bianca e blu, penso che questo primo giorno del 2012 è proprio perfetto, non ne avrei mai voluto uno diverso, lontano da questa terra. 

7.1.12

Marocco parte 4: Fès, primo giorno (e un nuovo amore)



Finalmente eccoci al primo post del 2012...Buon anno!!!!
Quest'anno è appena iniziato ma già mi piace tantissimo...il 2011 è stato un anno di sogni e idee, il 2012 sarà l'anno dei progetti concreti e della realizzazione. E per celebrare il nuovo, ieri, prima giornata milanese, ho fatto quello che dovevo fare da tempo: mettere in ordine casa mia, buttare via tutto cio' che di superfluo si era accumulato (riviste, giornali, opuscoli, souvenir poco significativi, utensili mai utilizzati, accessori indossati l'ultima volta a 14 anni...:) ). 
E poi l'anno non poteva cominciare meglio: finalmente Marocco.
Quanto mi era mancato...è passato quasi un anno da Marrakech e Merzouga, un anno in cui il Marocco è sempre stato nei miei pensieri. “Adesso possiamo tornare in Marocco quando vogliamo” dissi a T quando decidemmo di interrompere il nostro soggiorno australiano e di essere di nuovo europei. 
E quindi, appena avuto qualche giorno a disposizione, abbiamo preso un aereo per Fès. (e poi anche una macchina per spingerci fino sulla costa).
Fès. Che dire di Fès? C’è troppo da dire, così tanto che è difficile mettere in ordine i pensieri. E quindi li lascio sparsi, che in fondo l’ordine con Fès non c’entra molto.
Fès è colori odori sapori sguardi gatti bambini the galline sciarpe muli olio rumori viuzze emozioni. Un miscuglio riuscito perfettamente di meraviglia stordimento sconcerto stupore alienamento, un po’ come essere travolti da un fiume in piena che non puoi ne' vuoi fermare.
In parte mi avevano avvertito, ma trovarsi in mezzo è sempre un’altra storia. Un nuovo amore che irrompe con forza. Meglio di Marrakech? Mah, io non amo molto i confronti, tuttavia in questo caso mi sento di dire che, per quanto Marrakech sia esteticamente piu' bella, Fès mi è entrata dentro con maggior forza. Fès è intensità continua.


Fès esisteva già nell’809 d.C., fondata da Idriss II. Inizialmente era una modesta cittadina berbera, fino a quando arrivarono 8000 famiglie in fuga da Al-Andalus (quella che oggi è l’Andalusia), a cui si aggiunsero famiglie arabe provenienti dall’odierna Tunisia. Sotto gli Idrissidi, quando ancora Marrakech era un accampamento che fungeva da crocevia per gli scambi commerciali, Fès diviene capitale dell’impero, e centro principale dell’arte, dell’architettura e della cultura islamica. Nel 1062 la dinastia degli Almoravidi fonda Marrakech come testa di ponte per la conquista dell’Africa settentrionale e dell’Europa, comprendendone la posizione strategica: Fès perde importanza dal punto di vista politico, ma non da quello culturale. Con l’affermarsi della Moschea Kairaouine e della sua università, la città divenne il centro del sapere e della cultura di un impero che si estendeva dalla Spagna al Senegal. Oggi Fès  è la piu' grande città islamica medievale del mondo e il piu' grande centro urbano senza traffico del pianeta. Si, nella Medina di Fès sono consentiti solo muli e asini, e nemmeno dovunque.
Noi atterriamo alle 9 di una mattina soleggiata, e due ore dopo abbiamo già imboccato la prima stradina che si inerpica dentro il fulcro della Medina di Fès. Trascorriamo il primo giorno semplicemente a lasciarci travolgere dalla città, coccoliamo qualche gatto qua e là, assaggiamo una cosa di acqua e farina, preparata su gigantesche teste di ghisa e accompagnata da formaggio di capra, chiacchieriamo con qualche negoziante, ci aggiriamo su una terrazza che si affaccia su una delle tante concerie di Fès, beviamo qualche decina di the alla menta, pranziamo con un cous cous leggero, visitiamo qualche medersa (scuola religiosa), e riusciamo magicamente a non perderci.
Le concia delle pelli ha una tradizione antichissima a Fès, e le tecniche non sono poi tanto diverse da quelle utilizzate nel medioevo. Le pelli, dopo essere state trasportate a dorso d’asino fino alle vasche di tintura, vengono lavorate da conciatori, spesso immersi nelle vasche fino alla vita. Tra gli ingredienti utilizzati ci sono: escrementi di piccione, urina di mucca, cenere, indaco e zafferano più altri che non ricordo…l’odore, come potete immaginare, non è dei migliori, oltre ad essere forte.
La nostra giornata si conclude con una meravigliosa cena al ristorante Palais de Fès, dove assaggiamo per la prima volta anche la famosa Pastilla…ma lascio i racconti culinari al prossimo post (in cui mi vedrete impegnata in una lezione di cucina marocchina :) )